L’ordinanza sul risarcimento al migrante clandestino della nave Diciotti ha riacceso la tensione tra governo e magistratura. In un contesto di riforme, ogni sentenza su temi delicati rischia di trasformarsi in uno scontro politico. Il procuratore Nicola Gratteri ha commentato la vicenda, condividendo le parole della presidente della Corte di Cassazione, che ha difeso l’autonomia delle decisioni giudiziarie.

L’incontro tra Anm e il governo

L’incontro tra il governo e l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) non ha prodotto risultati significativi. Secondo Gratteri, ciò era prevedibile, data la posizione ferma dell’esecutivo. Il procuratore ha ribadito di aver aderito convintamente allo sciopero della magistratura contro la riforma. Uno dei punti centrali del dibattito è l’accusa, da parte della politica, di un presunto “ostracismo” della magistratura. Gratteri respinge questa visione, affermando che i magistrati hanno il diritto e il dovere di esprimere preoccupazioni su riforme che minano la loro indipendenza. Secondo lui, la separazione delle carriere tra giudici e pm non risolverà i problemi reali della giustizia, che sono la lentezza dei processi e l’eccessiva burocrazia.

Revisione della geografia giudiziaria 

Se dovesse scrivere lui la riforma, Gratteri proporrebbe una revisione della geografia giudiziaria, snellirebbe le procedure e rafforzerebbe il contrasto alla corruzione. Inoltre, critica il tetto di 45 giorni per le intercettazioni, ritenendolo un ostacolo alle indagini su reati complessi. Infine, avverte che il referendum sulla giustizia rischia di trasformarsi in un voto contro i magistrati, anziché un dibattito sui diritti dei cittadini. La sua preoccupazione principale resta l’autonomia della magistratura, senza la quale, sostiene, si metterebbe a rischio la ricerca della verità.