Medici
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Commissariata dal 2010, la sanità calabrese non poteva non essere menzionata nella lunga lista di criticità emerse durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti. Un quadro che riflette una realtà nuda e cruda di un sistema che, se da un lato porta con sé gli strascichi di un’antica mala gestione, dall’altra conferma dei ‘vizi’ che permangono ancora oggi, perpetuando una cultura di amministrazione superficiale e talvolta collusa con interessi privati. Dalla relazione redatta dal procuratore contabile Romeo Ermenegildo Palma, emergono dettagli che, per quanto sconvolgenti, sono sempre stati sotto gli occhi di tutti e, forse, impaginati e letti insieme, punto dopo punto, danno ancor di più il senso della crisi radicata in cui la sanità calabrese verte. 

La negligenza medica

Da quanto si legge nella relazione del procuratore De Palma, uno dei problemi più rilevanti riguarda la responsabilità erariale in ambito sanitario, con particolare riferimento ai casi di negligenza medica. Gli errori dei professionisti sanitari spesso si traducono in risarcimenti a carico della spesa pubblica, il cosiddetto "danno indiretto", ovvero la perdita economica che ricade sulle casse dello Stato in seguito a contenziosi o transazioni legali con i pazienti danneggiati. L’entrata in vigore della Legge Gelli-Bianco ha cercato di chiarire il regime di responsabilità dei medici, stabilendo criteri più rigorosi per l’accertamento della colpa grave, ma la questione rimane complessa e spesso oggetto di contestazioni giuridiche. 

Le strutture sanitarie

Parallelamente, le indagini condotte dalla Corte dei Conti hanno evidenziato una cattiva gestione delle risorse economiche nelle strutture sanitarie. Sono emersi casi di pagamenti indebiti per servizi inesistenti, come ricoveri ospedalieri mai effettuati in strutture private accreditate. A questi si aggiungono forniture di gas medicale erogate sulla base di contratti scaduti da anni, con costi notevolmente superiori alla media di mercato. Un altro caso emblematico riguarda la mancata riscossione di crediti da parte delle ASP, con transazioni finanziarie che hanno favorito soggetti privati a discapito delle finanze pubbliche. Da come si legge nel rapporto: “Il danno veniva quantificato, in via principale, nell’intero ammontare dei canoni corrisposti nel periodo 1.10.2018/31.12.2021 per i contratti di locazione, per i quali è stata trasmessa la documentazione all’Agenzia del Demanio, per il complessivo importo di euro 7.923.608,00€”. Il problema della cattiva amministrazione si estende anche al settore delle infrastrutture sanitarie. Diverse strutture ospedaliere hanno ricevuto fondi per la realizzazione di impianti solari destinati alla produzione di acqua calda sanitaria e al risparmio energetico. Tuttavia, le indagini hanno rivelato che tali impianti sono rimasti inutilizzati o addirittura costruiti in violazione delle norme edilizie. In alcuni casi, non sono mai stati sottoposti a manutenzione, rendendo vani gli investimenti pubblici effettuati. Alcune aziende ospedaliere hanno sottoscritto accordi finanziari svantaggiosi con strutture private, rinunciando a crediti legittimamente dovuti e causando ingenti perdite economiche. Gli accertamenti delle autorità hanno inoltre dimostrato che alcune cliniche convenzionate hanno ricevuto rimborsi per prestazioni mai erogate, tra cui servizi di terapia intensiva cardiologica inesistenti. Le verifiche condotte dalla Guardia di hanno svelato come, nonostante le irregolarità accertate, tali strutture abbiano continuato a beneficiare di accreditamenti pubblici e di finanziamenti erogati dal Servizio sanitario regionale.

Medici “non idonei” ed il fenomeno dei “sanitari imboscati”

Un ulteriore elemento critico riguarda la gestione del personale sanitario. In Calabria si registra un numero insolitamente elevato di certificati di “inidoneità” rilasciati ai medici e agli infermieri, impedendo loro di svolgere le mansioni per cui sono stati assunti. Secondo le dichiarazioni pubbliche di alcuni rappresentanti istituzionali, la percentuale di personale ritenuto non idoneo sarebbe di gran lunga superiore alla media nazionale. Questa situazione ha portato a una carenza di professionisti qualificati nei reparti più delicati, come il pronto soccorso e la chirurgia d’urgenza, tanto da rendere necessaria l’assunzione di personale medico proveniente dall’estero. Il fenomeno ha sollevato pesanti critiche ed è stato descritto dai media con l’espressione "sanitari imboscati", riferendosi al fatto che molti operatori sanitari sono stati assegnati a ruoli amministrativi, pur percependo le indennità previste per il servizio attivo. Da come si legge nel rapporto: “L’assegnazione del personale in forze a mansioni diverse da quelle per cui è stato assunto ed inquadrato, in violazione dei limiti e delle condizioni previste dalla legge, sovvertirebbe il modello organizzativo di soddisfacimento del fabbisogno di personale, con nocumento sia alla garanzia degli standard di erogazione dei servizi, che al sinallagma contrattuale che deve sussistere tra quantità e qualità delle mansioni espletate da un lato e trattamento retributivo riconosciuto, dall’altro”

E’ evidente come la Corte dei Conti, nel suo rapporto annuale, ha ribadito la necessità di un’inversione di rotta nella gestione della sanità calabrese, sottolineando dettagliatamente gli sprechi e le inefficienze che continuano a sottrarre risorse essenziali al miglioramento delle strutture e alla garanzia di un servizio sanitario dignitoso per i cittadini (F.A.)