"Resto al Sud" realizza sogni o illude i sognatori?
La testimonianza che staremo per raccontarvi riguarda un ragazzo calabrese di 28 anni che chiameremo Marco

“Ma perché non provi con i fondi di “Resto al Sud”? Chissà quanti calabresi hanno sentito, almeno una volta, questa domanda nel tentativo di voler aprire un’impresa di mano propria. Resto al Sud, fondo Invitalia che, da anni, realizza sogni e illude sognatori.
Ma cos’è Resto al Sud? Resto al Sud – si legge sul sito Invitalia - è l’incentivo che sostiene la nascita e lo sviluppo di nuove attività imprenditoriali e libero professionali in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, nelle aree del cratere sismico del Centro Italia (Lazio, Marche Umbria) e nelle isole minori marine, lagunari e lacustri del Centro-Nord. È rivolto a chi ha un’età compresa tra 18 e 55 anni. I fondi disponibili ammontano a 1 miliardo e 250 milioni di euro.
Per richiedere il fondo è necessario rivolgersi ad un progettista seguendo due opzioni, la prima è quella di sganciare dai 1000 ai 3000 euro per delineare il progetto, nel secondo caso pagare una percentuale dell’importo finanziato richiesto. E tra mille carte, richieste, giri burocratici, dovrebbe arrivare il giorno del colloquio. E se il colloquio è andato bene, dovrebbero accettare la richiesta e procedere all’erogazione. Ecco. Dovrebbe andare così. Non per tutti.
Qualcosa che non è chiaro
La testimonianza che staremo per raccontarvi riguarda un ragazzo calabrese di 28 anni – che chiameremo Marco – il quale aveva intenzione di aprire un Bed and breakfast. Rivoltosi al progettista, pagato anticipatamente, iniziano a preparare la pratica. Tra carte, firma digitale, pec, giri burocratici di ogni genere, la pratica viene inoltrata. Marco era stato tranquillizzato dal progettista stesso il quale aveva garantito, oltre tempi celeri nella risposta, anche la buona riuscita della richiesta. Passano i mesi, Marco inizia a scoraggiarsi, poiché non sembrava aver avuto nessun cenno, considerato che il progettista aveva garantito che nel giro di qualche settimana, massimo un mese, avrebbe ricevuto la fatidica convocazione. Dopo ben sei mesi, il ragazzo finalmente riceve la pec. Sarebbe stato sentito da una commissione, che presiedeva a Roma, tramite Teams. Quaranta minuti di colloquio. Marco risponde a tutte le domande, dai bilanci, al numero catastale. Una vera e propria interrogazione di economia, insomma. Qualche ora dopo, riceve il verbale dell’interrogazione, con tutto ciò che era stato detto, le risposte date, i numeri ed il resoconto. Sembra davvero che Marco ce l’abbia fatta. Tutto perfetto. Anche lo stesso progettista si congratula, sul verbale non è registrato nessun errore. Ora dovrà solo passare allo step successivo, ossia l’approvazione del progetto. Passano i giorni, le settimane. Arriva finalmente la pec. Marco la apre, quasi serenamente, convinto che il colloquio fosse andato a gonfie vele. Ma si è dovuto ricredere. Tutto ciò che era stato messo per iscritto sul verbale, è “magicamente” cambiato. I numeri non corrispondono, vengono menzionate cose non dette. Sembra, quasi, che la pratica si riferisse a tutt’altro progetto e a tutt’altra persona. E’ tutto completamente fuori posto. Marco è incredulo, chiede al progettista. Anche lui non può credere ai suoi occhi. C’è soltanto un'unica strada. Fare ricorso. Intanto il tempo passa. Viene inoltrato il ricorso. Il desiderio del b&b inizia a scemare, a sgretolarci. Adesso è quasi un anno che Marco aspetta. Dopo un mesetto, circa, ecco la risposta di Invitalia. Viene programmato un altro colloquio. Stessa procedura. Domande ancor più decise, Marco viene tartassato, ma è contento, pensa che questo sia un buon segno. Questa volta l’interrogazione sfora i sessanta minuti. L’iter è il medesimo, arriva il verbale. Tutto corretto. Si evince anche un certo elogio di come sia stato condotto e dell’accuratezza messa in atto nel progetto. Questa volta Marco e il progettista sono certi. Il sogno del b&b ritorna a riaffiorare nella mente, adesso sembra quasi concretizzarsi. Ma mai dire l’ultima parola. Arriva la pec. Un altro esito negativo. Stessa identica situazione. Marco butta la spugna. Il progettista ormai è stato pagato, ma, ormai, ogni mossa sembra non essere quella giusta. Marco sarebbe voluto “rimanere al Sud”.
C'è chi “complotta” asserendo che i fondi ormai sono finiti da un bel pò. Ma allora perchè accettare le richieste? Perchè far investire soldi, tempo e denaro ai poveri malcapitati che vivono nel desidero di poter mettersi in proprio? Ai giovani che vorrebbero crescere nella propria terra pur non avendo le “spalle” coperte da mamma e papà? C'è anche chi, invece, afferma di aver ottenuto i fondi e di essere riuscito ad avviare la propria attività. Ed allora, come si spiega la vicenda di Marco? Tanti sono i dubbi, ma resta una certezza. Esiste chi ancora crede nella propria terra, esiste ancora chi vuole investire e crescere insieme alla propria regione. Ma se questa fiducia vien meno, allora, non può esserci futuro, dove non c'è più speranza.