Cosenza sotto effetto: la città che si consuma nella polvere
L'uso di cocaina sta disgregando il tessuto sociale della città

A Cosenza non serve più scavare per trovare la coca. È in superficie, visibile a chiunque voglia guardare. Il problema non è più l’eccezione, ma la regola. In una città dove si fatica a distinguere il giorno dalla notte, la cocaina è diventata la colonna vertebrale di una nuova normalità. Non si parla più solo di criminalità organizzata o di spacciatori di quartiere. Il vero nodo è culturale: la cocaina ha scardinato il senso stesso di convivenza civile, insinuandosi nei riti quotidiani, nei rapporti personali, nella percezione del successo.
Quello che un tempo era un privilegio vizioso per pochi, oggi è un’abitudine trasversale. Non fa più notizia che la si trovi ovunque, a ogni ora. Fa notizia che non indigni più nessuno.
La mutazione silenziosa di Cosenza
Negli ultimi anni, Cosenza ha vissuto una mutazione silenziosa. Il centro storico è diventato un guscio svuotato, la movida è solo il riflesso sbiadito di un’energia che non esiste più, e nelle strade si avverte un’inquietudine diffusa, come una febbre che sale senza mai esplodere. Le cronache parlano di sequestri continui, ma dietro quei numeri c’è un sistema che cresce, prospera, si struttura.

Ogni operazione delle forze dell’ordine è come togliere un secchio d’acqua da un fiume in piena. Il denaro che circola attraverso il narcotraffico non solo corrompe, ma riplasma l’economia cittadina. Le attività commerciali che funzionano davvero non sono quelle che vendono, ma quelle che riciclano. Il merito è fuori gioco, schiacciato da una competizione truccata. Il lavoro, quando c’è, è precario, marginale. Chi vuole “salire” lo fa con altri mezzi, con altri codici.
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La disgregazione sociale tramite la cocaina
E poi c’è il danno meno visibile, ma più profondo: la disgregazione sociale. L’individualismo tossico che la cocaina alimenta ha distrutto ogni forma di collettività. Nessuno guarda più l’altro negli occhi. Il confronto è diventato competizione. L’empatia, un lusso inutile. Il corpo è uno strumento da spingere oltre il limite, la notte un’arena dove conta solo apparire più forte, più spavaldo, più sopra le righe.
Ma una città che pippa è anche una città che si arrende. L'assenza di una vera strategia istituzionale non è solo colpevole, è complice. Le politiche pubbliche si limitano a rincorrere l'emergenza, mai a prevenirla. Non si investe in cultura, in educazione, in opportunità. E intanto si continua a fingere che la questione sia marginale, gestibile, circoscritta. Non lo è. La cocaina è ormai un dispositivo sociale. Ridefinisce le relazioni, altera le dinamiche economiche, svuota la politica, e soprattutto riscrive l’immaginario: sniffare è diventato sinonimo di potere, di controllo, di riuscita. È un modello che parla a una generazione priva di riferimenti, attratta da ciò che brilla, anche se puzza di marcio.
Il punto di rottura è stato superato da tempo. Ora resta solo una domanda: Cosenza ha ancora voglia di salvarsi, oppure ha già deciso di lasciarsi andare? Perché l’inerzia non è più una scelta neutra. È un sì sussurrato al declino.