Dopo 12 anni, il fidanzato di Fabiana Luzzi e i suoi genitori condannati a risarcire la famiglia con 1,3 milioni
La tragica vicenda di Fabiana Luzzi, uccisa a 16 anni dal fidanzato, si conclude con una storica sentenza che riconosce la responsabilità anche dei genitori dell'assassino

Il femminicidio di Fabiana Luzzi: Risarcimento milionario a 12 anni dalla tragedia
A 12 anni dalla morte di Fabiana Luzzi, la sua famiglia ha ottenuto un risarcimento milionario grazie a una sentenza storica emessa dal Tribunale civile di Castrovillari. La giovane, uccisa in maniera brutale dal fidanzato dell'epoca, Davide Morrone, riceve oggi giustizia attraverso un risarcimento di circa 1,3 milioni di euro, che dovranno essere pagati sia dall'assassino che dai suoi genitori. L'omicidio di Fabiana, avvenuto nel 2013, ha segnato uno dei femminicidi più crudeli degli ultimi decenni in Italia.
Un evento che scosse tutta la comunità
Il tragico episodio risale al 24 maggio 2013, quando Fabiana e Davide, entrambi minorenni, si erano allontanati da Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, alla ricerca di un luogo appartato. In una zona isolata, dopo una violenta discussione, Davide ha estratto un coltello e ha colpito la ragazza 25 volte. Non contento, l'ha poi gettata in un fosso e, quando la giovane non era ancora morta, l'ha cosparsa di benzina e le ha dato fuoco, uccidendola. La vittima è deceduta poco dopo, mentre il giovane ha tentato di coprire le sue tracce gettando via gli effetti personali della ragazza e cambiandosi d'abito.
La condanna definitiva
La famiglia di Fabiana, che non aveva potuto costituirsi parte civile nel processo penale a causa dell’età dell’imputato, ha intrapreso una causa civile per richiedere il risarcimento dei danni. Dopo la condanna definitiva di Davide Morrone nel 2016 a 18 anni di reclusione per l'omicidio, i familiari della giovane hanno visto finalmente riconosciuta la loro richiesta. Il Tribunale ha infatti stabilito che non solo Davide Morrone, ma anche i suoi genitori siano ritenuti responsabili, con una condanna per “culpa in vigilando” e “culpa in educando”. In pratica, i genitori sono stati ritenuti responsabili per non aver vigilato adeguatamente sul comportamento del figlio e per non avergli dato una corretta educazione.