Gratteri Oliverio
Gratteri Oliverio

Il processo "Glicine-Acheronte" segna un ulteriore capitolo nell’ormai lunga e complessa vicenda che vede contrapposti il procuratore Nicola Gratteri e l’ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio. Due figure simbolo di una battaglia che va ben oltre le aule di giustizia: da un lato Gratteri, sostenitore della necessità di smantellare ogni legame tra politica e criminalità organizzata; dall’altro, Oliverio, che si difende da accuse che, secondo lui, mirano a delegittimarlo.

Il dottor Gratteri

Infatti, torna a puntare il dito contro Oliverio e Nicola Adamo, accusandoli, davanti ai giudici di Crotone, di essere al centro di un sistema clientelare funzionale alla 'ndrangheta. Non è la prima volta che emergono simili accuse: in passato, inchieste analoghe si sono concluse con un nulla di fatto, o meglio con un “il fatto non sussiste”. Ora, però, le imputazioni si fanno più complesse, descrivendo un presunto sistema di scambi elettorali e vantaggi clientelari che, se confermato, getterebbe un’ombra indelebile su un’intera classe dirigente.

Secondo il dottor Gratteri, Oliverio e Adamo avrebbero sfruttato il loro ruolo istituzionale per favorire la criminalità organizzata, facilitandone l’accesso agli appalti pubblici e rafforzando logiche clientelari a discapito della trasparenza e della legalità. Nella tesi accusatoria, Gratteri afferma che i due, insieme ad altri, «agendo d’intesa tra loro, ricoprendo ciascuno di essi un preciso compito, si associavano al fine di commettere una serie indeterminata di delitti contro la pubblica amministrazione». Tra i reati contestati: turbata libertà d’incanti, corruzione, abuso d’ufficio e reati elettorali.

In particolare, scrive il dottor Gratteri

«avrebbero agito in relazione alla necessità di implementare un’intesa politica, volta ad accrescere il peso specifico dei soggetti politici di seguito menzionati, nel Consiglio regionale della Calabria, nei consigli provinciali e nei consigli comunali, in particolare quello di Crotone, attraverso una serie di riunioni programmatiche, tenutesi, tra l’altro, in uffici riservati della Regione». Secondo il dottor Gratteri, si riunivano per elaborare una strategia, o meglio per raggiungere un accordo.

I nomi che cita il dottor Gratteri, oltre a quello di Nicola Adamo, sono quelli di Vincenzo Sculco, Giancarlo Devona, Sebastiano (Sebi) Romeo, Francesco Salvatore Bennardo, Giuseppe Germinara, Ernesto Iannone, Ambrogio Mascherpa, Nicola Santilli, Pietro Vrenna, Nicodemo Parrilla, Francesco Masciari, Artemio Laratta e Giovanni Mazzei. Il fior fiore del PD, dell'imprenditoria e della burocrazia calabrese.

L’accordo, secondo il dottor Gratteri, tra i membri dell'associazione a delinquere – così definiti dal procuratore – funzionava così: Vincenzo Sculco, leader della formazione politica i Democratici, personaggio influente sul territorio della provincia di Crotone, avrebbe appoggiato la formazione politica riconducibile a Mario Oliverio, presidente della Giunta Regionale della Calabria (dal 9 dicembre 2014 al febbraio 2020), facendo convogliare un consistente pacchetto di voti da attingere dal proprio bacino elettorale, in occasione delle elezioni regionali del 2019/2020, in cambio dell’appoggio alla candidatura di Flora Sculco, figlia di Vincenzo, che si sarebbe candidata quale consigliere regionale. Inoltre, allo stesso modo, Sebastiano Romeo, consigliere regionale di Reggio Calabria, avrebbe anch’egli sostenuto Oliverio.

Nel dettaglio, specifica il dottor Gratteri

 «l'accordo comportava, al di là dell’apparentamento politico, la commissione di una sequela indeterminata di reati, alcuni dei quali disvelati e contestati nei capi seguenti, funzionali ad accrescere il peso specifico elettorale, attraverso incarichi fiduciari, nomine e assunzioni, di matrice esclusivamente clientelare, in enti pubblici, nella prospettiva di ottenere il voto, nonché affidando appalti anche a imprese i cui titolari avrebbero assicurato l’appoggio elettorale». E continua elencando tutta una serie di operazioni che, sempre secondo il dottor Gratteri, sarebbero state funzionali all’obiettivo. A cominciare «dall'infiltrazione nel Comune di Crotone», attraverso la nomina di dirigenti graditi come Giuseppe Germinara ai Lavori Pubblici, fino al presunto condizionamento di appalti pubblici con affidamenti diretti, ad azioni volte ad ottenere una «penetrazione nella società partecipata del Comune di Crotone, Crotone Sviluppo Spa», con l’individuazione di direttori generali graditi, sempre secondo Gratteri, a Vincenzo Sculco.

Analoga operazione sarebbe stata svolta, secondo il capo d’accusa, per la provincia di Crotone, anche attraverso «un condizionamento del voto nel 2017», oltre che con il «condizionamento di appalti pubblici» e la «sollecitazione di nomine gradite». Nell’accordo sarebbe entrata anche l’Aterp unica regionale e la nomina a direttore generale di Ambrogio Mascherpa, «penetrata» anche attraverso i meccanismi sugli appalti pubblici e gli incarichi a professionisti.

Ora spetterà ai giudici di Crotone fare chiarezza, valutando se le accuse formulate dal dottor Gratteri trovino fondamento o se anche questa volta, come già accaduto in passato, le imputazioni contro Oliverio, Adamo e gli altri nomi di spicco si concluderanno con un nulla di fatto.

In questa eterna partita tra accusa e difesa, tra politica e magistratura, resta una verità inconfutabile: la Calabria, con i suoi cittadini merita trasparenza, legalità e istituzioni che lavorino esclusivamente nell'interesse collettivo. Qualunque sarà il verdetto, dovrà rappresentare un punto di partenza per ricostruire la fiducia e spezzare quel circolo vizioso che troppo spesso lega la politica a logiche clientelari e di potere. Ai giudici di Crotone l’ardua sentenza.