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La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Catanzaro ha eseguito cinque misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti indagati per il presunto coinvolgimento nell’omicidio di Massimo Speranza, noto come "il Brasiliano", avvenuto nel settembre del 2001. Le indagini, sviluppate sulla base di dichiarazioni fornite da alcuni collaboratori di giustizia, hanno portato alla ricostruzione dettagliata delle circostanze dell'omicidio. Tali dichiarazioni, supportate da riscontri investigativi, hanno permesso di delineare il presunto ruolo dei sospettati, ritenuti mandanti ed esecutori materiali del delitto, eseguito con modalità tipiche della cosiddetta "lupara bianca".

I nomi

Sono Giovanni Abruzzese, detto “il Cinese”; Luigi Bevilacqua, coinvolto e assolto nel processo Reset; Armando Abbruzzese; Fioravante Abbruzzese detto “Banana” e padre di Luigi, Nicola, Antonio, Celestino, Marco e Francesco Abbruzzese. 

La scomparsa di Massimo Speranza

Massimo Speranza, nato nel 1980, è scomparso l'11 settembre 2001 senza lasciare tracce. Gli inquirenti hanno identificato il movente all’interno degli equilibri mafiosi della cosca degli Zingari di Cosenza, con il presunto consenso dell'articolazione ‘ndranghetistica degli Zingari di Cassano. Nonostante risiedesse in via Popilia, a Cosenza, zona con una significativa presenza rom, Speranza era considerato vicino al clan rivale degli "italiani" e sospettato di aver rivelato informazioni riservate sul gruppo rom.

La strage di via Popilia

Il delitto si colloca in un periodo di alta tensione tra il clan rom e quello italiano a Cosenza, segnato dalla violenta “strage di via Popilia” dell’11 novembre 2000. In questo clima conflittuale, il giovane Speranza, ritenuto un delatore, sarebbe stato attirato in una trappola con il pretesto di testare una partita di droga di elevata qualità. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Speranza sarebbe stato condotto da Cosenza a Cassano allo Ionio, facendo una breve sosta a Lauropoli, per poi essere portato ad Apollinara e infine a San Demetrio Corone. In quest’ultima località sarebbe stato ucciso con colpi di arma da fuoco, e il corpo occultato per far sparire ogni traccia.

La svolta nelle indagini

La svolta nell’inchiesta è arrivata grazie alla collaborazione di alcuni pentiti, che hanno consentito di mettere insieme i tasselli di una vicenda complessa e cruenta. Gli approfondimenti investigativi hanno quindi consentito agli inquirenti di identificare i presunti responsabili e le loro rispettive responsabilità nel delitto. La DIA di Catanzaro continua a lavorare per chiarire ulteriormente i contorni dell’omicidio e per assicurare alla giustizia tutti i coinvolti in questa vicenda che, a distanza di oltre vent’anni, rimane una ferita aperta per la comunità.