Nulla da festeggiare, è ora di lottare. Fem.in chiama a raccolta le donne a Cosenza per l'8 marzo
L’appuntamento è previsto per le ore 17:30 all'occupazione abitativa di via Savoia

Nulla da festeggiare, è ora di lottare. Riprendiamoci la città! Un grido forte e deciso quello del collettivo Fem.In cosentine in lotta, che in occasione dell’8 marzo invitano le donne della città di Cosenza ad attraversare le strade del centro urbano con l’intento di abbattere una “celebrazione” che non ha nulla a che vedere con il sistema odierna che nega alle donne “spazi, libertà e sicurezza”. L’appuntamento è previsto per le ore 17:30 all'occupazione abitativa di via Savoia (Via Carlo Cattaneo 23).
Spazi, libertà e sicurezza negata alle donne
Il corteo mira a lanciare alcuni specifici messaggi. Ossia i mancati spazi per le donne, per le soggettività marginalizzate, per chi lotta e per chi ha bisogno di protezione. “Gli unici spazi sicuri – scrive il collettivo - sono quelli occupati e liberati autonomamente dalle cittadine.” Le occupazioni abitative vengono criminalizzate e sgomberate senza prendere in considerazione chi è senza un tetto, poichè non viene considerato dalle politiche locali e nazionali. Le donne, le famiglie, le soggettività più fragili vengono lasciate sole in condizioni di precarietà estrema.
Centri di accoglienza precari e la “paura di subire violenza per strada”
Luci puntate soprattutto sulla necessità di avere più luoghi di accoglienza e rifugio e di proteggere e tutelare tali luoghi che mirano a difendere e tutelare l’incolumità delle donne vittime di violenza, come il Centro Antiviolenza Roberta Lanzino, prova lampante di quanto poco valgano, per le istituzioni, i luoghi che proteggono le donne. Altro punto fondamentale è il fatto che le donne non si sentono sicure persino nel passeggiare per strada da sole, nel viaggiare in un mezzo pubblico, poiché certi luoghi sono troppo spesso spazi di paura e violenza. “Le strade, le piazze, i trasporti pubblici e gli tutti gli spazi della città – scrive il collettivo - sono progettati da chi non vive sulla propria pelle la paura di attraversarli. Siamo costrette a calcolare i percorsi, a evitare certi orari, a muoverci con mille attenzioni per non essere molestate, per non essere seguite, per non essere aggredite e a volte non è sufficiente.”
Sfruttamento sul lavoro, paghe da fame e sanità negata
Ma soprattutto, un problema sistematico, uno stigma che affligge soprattutto le donne calabresi, è il fatto che “non c’è spazio – scrive Fem.In - nel mondo del lavoro, nella sanità, nella cultura per le nostre voci e i nostri corpi”. Sempre più precarie, più sfruttate, più sottopagate. “Se scegliamo di essere madri – scrive il collettivo - veniamo penalizzate. Se non lo scegliamo, veniamo giudicate. La nostra carriera vale meno, il nostro lavoro di cura è dato per scontato, la nostra fatica è invisibile.” Per non parlare della sanità. Recentemente era stato trattato dal nostro giornale un problema segnalato dallo stesso collettivo riguardo la difficoltà nella fruizione del servizio messo a disposizione dai consultori per il pap-test. L’accesso all’aborto è diventato un percorso ad ostacoli, messo a tappeto dall’obiezione di coscienza che costringe le donne a non avere scelta. “La nostra salute non è una priorità” incalza Fem.In,
Il silenzio è complicità
“Le istituzioni e l'intera società contano sulla rassegnazione, sul silenzio, sulla convinzione che tanto nulla cambierà. Ma il silenzio è complicità. Il silenzio permette alla violenza di proliferare, all’ingiustizia di diventare la norma e mina la nostra libertà. Non vogliamo celebrazioni, vogliamo che la città si schieri. Vogliamo vedere corpi e voci che riempiono le strade, vogliamo che il nostro grido diventi collettivo.” Conclude il collettivo, aspettando tutte in piazza. Unite, verso una società che guardi le donne come esseri umani e non come oggetti di secondo livello.