La vicenda del rapimento della neonata Sofia, avvenuto il 21 gennaio scorso all’interno della clinica Sacro Cuore di Cosenza, continua a far discutere. La bambina era stata sottratta alla madre da Rosa Vespa, ma ora i legali della struttura sanitaria privata, Enzo Belvedere e Marco Facciolla, rispondono alla diffida presentata dagli avvocati della famiglia della piccola, Chiara Penna e Paolo Pisani, puntando il dito contro Valeria Chiappetta, madre della neonata.

Legale della mamma di Sofia risponde: “Falle nel sistema di sicurezza dal 2016”

"La risposta che ci hanno dato è una risposta alla nostra diffida - afferma il legale della madre di Sofia, Chiara Penna - Hanno deciso di rispondere accusando Valeria e questo è un atteggiamento molto singolare. Nel merito delle questioni entreremo nelle sedi competenti avendo depositato un’integrazione di querela contro la clinica, perché ad una serie di attività di indagine difensiva abbiamo rilevato che le falle al sistema di sicurezza risalgono almeno al 2016. Per il resto c’è poco da argomentare. Accusare Valeria - conclude - mi ricorda chi accusa le vittime di violenza sessuale di essersela cercata”

I protocolli di sicurezza rispettati dalla clinica

Gli avvocati della clinica hanno espresso solidarietà umana verso i genitori della piccola Sofia, ma al contempo hanno voluto precisare l’assoluta correttezza delle procedure adottate dalla struttura. La clinica Sacro Cuore, infatti, dichiara di aver seguito rigorosamente tutti i protocolli operativi finalizzati alla sicurezza dei pazienti. La signora Chiappetta, al momento dell’ingresso in clinica, era stata informata sulla necessità di rivolgersi esclusivamente al personale sanitario identificabile, con divisa e cartellino con foto. Come da prassi, ad ogni cambio turno, le operatrici della clinica si presentano nelle stanze delle neo-mamme per fornire informazioni sui servizi offerti e sulle modalità di interazione con il personale. Questo sistema permette una comunicazione costante tra i pazienti e la struttura, facilitando interventi rapidi in caso di necessità. Le testimonianze raccolte tra le altre pazienti confermano l’applicazione di tali protocolli, evitando così ulteriori tentativi di rapimento da parte di Rosa Vespa.

Il ruolo della madre della piccola

Secondo la versione fornita dalla clinica, i familiari della signora Chiappetta avevano già manifestato dubbi sull’identità della donna che si era proposta di aiutare con la neonata. Nonostante i sospetti, la piccola Sofia è stata comunque consegnata a Rosa Vespa, nonostante quest’ultima non presentasse alcun segno distintivo del personale sanitario. Questo comportamento, secondo la struttura, rappresenta un’incauta azione da parte della madre.

Videosorveglianza e reazione tempestiva

La clinica sottolinea inoltre come i sistemi di videosorveglianza, attivati prontamente dal personale interno, abbiano consentito di identificare la responsabile e favorire l’intervento rapido delle Forze dell’Ordine. Il ritrovamento della piccola Sofia, definito “miracoloso” dagli avvocati della famiglia, è stato invece il risultato diretto dell’efficienza dei sistemi di sicurezza della struttura e della collaborazione con le autorità.

Nessuna responsabilità della clinica

Secondo i legali della clinica, la richiesta di risarcimento avanzata dalla famiglia appare infondata e non aderente alla realtà dei fatti. La clinica ha ribadito che la responsabilità della custodia della bambina era della madre al momento dell’evento e che le altre puerpere presenti avevano riconosciuto la falsità dell’operatrice, allontanando la rapitrice. Nonostante la posizione espressa dalla clinica, i legali della famiglia della piccola Sofia stanno proseguendo con indagini difensive per verificare eventuali responsabilità della struttura. Il caso resta aperto, e ulteriori sviluppi sono attesi nei prossimi giorni.