Antonio Bellocco, Andrea Beretta foto msn.com
Antonio Bellocco, Andrea Beretta foto msn.com

La ‘ndrangheta è, oggi, l’organizzazione criminale più potente in Europa, capace di operare su più livelli e infiltrarsi nei gangli vitali della società. Mentre le mafie tradizionali si concentravano su racket ed estorsioni locali, la ‘ndrangheta ha saputo evolversi, gestendo un impero del narcotraffico che parte dal Sud America e arriva fino ai porti italiani ed europei. Ma il vero allarme sta nella sua capacità di adattarsi, trovando nuovi spazi di azione. Se il narcotraffico è la sua linfa economica, il mondo del calcio e delle tifoserie ultras è diventato un altro strumento di potere, controllo e riciclaggio. L’omicidio di Antonio Bellocco nel 2024, con il coinvolgimento di un capo ultrà dell’Inter, ha messo in evidenza una realtà sempre più evidente: le curve degli stadi sono una nuova frontiera per la criminalità organizzata.

Allo stesso tempo, l’arresto di Domenico Bellocco nel 2020, boss latitante e leader del narcotraffico calabrese, ha dimostrato che il business della cocaina non conosce crisi, anzi, si espande grazie a sistemi finanziari sofisticati e a una rete di contatti globali. Due episodi distinti, ma che rivelano un’unica grande verità: la ‘ndrangheta non è più solo un fenomeno calabrese, ma un’organizzazione fluida, transnazionale, capace di gestire traffici milionari e di infiltrarsi in spazi insospettabili.

Settembre 2024: l’omicidio di Antonio Bellocco e le infiltrazioni negli ultras

La sera del 4 settembre 2024, il 36enne Antonio Bellocco, esponente di spicco dell’omonima cosca di Rosarno, viene brutalmente assassinato a Cernusco sul Naviglio, nell’hinterland milanese. Il killer è Andrea Beretta, 49 anni, noto capo ultrà dell’Inter, che lo accoltella alla gola al culmine di una lite all'interno di una Smart, parcheggiata davanti alla palestra “Testudo”, che entrambi frequentavano. L’omicidio ha subito attirato l’attenzione delle autorità, poiché non si trattava di un regolamento di conti mafioso in senso classico, ma di un delitto legato al mondo degli ultras e delle infiltrazioni criminali nel tifo organizzato. Secondo le indagini, dietro l’omicidio potrebbero esserci affari illeciti connessi alla gestione del traffico di droga, della sicurezza negli stadi e del racket nel business delle tifoserie.

Il coinvolgimento di un capo ultrà dell’Inter ha acceso un faro sulle connessioni tra ‘ndrangheta e gruppi ultras, un fenomeno che negli ultimi anni si è sempre più consolidato nelle curve degli stadi italiani. Le cosche mafiose sfruttano le tifoserie per veicolare droga, riciclare denaro e controllare il mercato della sicurezza negli impianti sportivi, consolidando il proprio potere attraverso un mix di violenza, consenso e attività illecite.

Questo episodio ha sollevato numerosi interrogativi: quanto è radicata la ‘ndrangheta nel mondo degli ultras? Quanto incide sulle dinamiche del tifo organizzato e sulle attività criminali connesse?

Novembre 2020: la cattura del boss Domenico Bellocco e il traffico internazionale di droga

Andando indietro nel tempo, un altro duro colpo alla ‘ndrangheta arriva il 13 novembre 2020, con l’arresto di Domenico Bellocco, presunto capo dell’omonima cosca di Rosarno. Il boss era latitante da oltre un anno ed è stato trovato dalle forze dell’ordine in un casolare isolato a Mongiana, nel cuore della provincia di Vibo Valentia. Secondo gli investigatori, Domenico Bellocco era uno dei principali organizzatori del traffico internazionale di cocaina, con contatti diretti tra la Calabria e l’Argentina. La sua cattura ha svelato il ruolo centrale della cosca Bellocco nella gestione delle rotte della droga, utilizzando società di copertura e broker internazionali per importare ingenti quantitativi di stupefacenti. Le indagini hanno mostrato come la ‘ndrangheta operi su più livelli: non solo con la gestione fraudolenta degli appalti pubblici e il controllo del territorio, ma anche con un ampio respiro internazionale che le consente di interfacciarsi con i cartelli della droga sudamericani.

L’arresto di Bellocco ha rappresentato un duro colpo alla sua cosca, ma non ha fermato il sistema mafioso che continua a operare attraverso altri esponenti. Le mafie si rigenerano, e ogni boss arrestato viene rapidamente sostituito da nuovi leader emergenti, mantenendo intatto il controllo sui traffici illeciti.

I casi 

Questi due eventi, seppur distinti, mettono in luce la complessità della ‘ndrangheta e la sua capacità di infiltrarsi in diversi settori della società. Da un lato, il narcotraffico internazionale: le cosche calabresi gestiscono rotte mondiali della cocaina, controllando il mercato europeo con una rete finanziaria che si estende dal Sud America all’Italia, passando per le piattaforme logistiche di Gioia Tauro e i broker internazionali. Dall’altro, l’infiltrazione negli ultras e nel mondo del calcio: l’omicidio di Antonio Bellocco ha aperto un nuovo fronte investigativo, svelando legami tra i clan e il controllo delle curve, con interessi che spaziano dal traffico di droga allo sfruttamento delle reti di tifosi per attività criminali. Il problema non riguarda solo la Calabria, ma interessa tutta l’Italia e l’Europa. La ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più potente d’Europa, capace di mimetizzarsi nella società, corrompere funzionari pubblici, riciclare denaro attraverso imprenditori compiacenti e gestire traffici milionari con un’elevata sofisticazione.

La lotta alla ‘ndrangheta non può limitarsi agli arresti, ma deve passare attraverso misure di prevenzione, educazione alla legalità e un serio impegno politico per eliminare la zona grigia di collusioni che le permette di prosperare. Senza un vero cambiamento culturale e istituzionale, queste dinamiche rischiano di perpetuarsi all’infinito.