Riace Anfiteatro con Mimmo Lucano
Mimmo Lucano a Riace

L'attesissimo processo in Cassazione per Mimmo Lucano, Sindaco di Riace e attualmente parlamentare europeo di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), ha subito un ulteriore rinvio. Originariamente programmata per i primi giorni di novembre, l’udienza è stata posticipata a causa dell’adesione degli avvocati all’astensione dalle udienze penali, indetta dall’Unione delle Camere Penali Italiane. La nuova data fissata per il procedimento è il 12 febbraio 2025, un rinvio che rimanda ancora una volta la discussione su uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni.

Un Processo al Centro dell’Opinione Pubblica

Davanti alla seconda sezione penale della Corte di Cassazione, il prossimo febbraio si discuterà il ricorso presentato dalla procura generale di Reggio Calabria contro la sentenza emessa dalla Corte d’Appello. Questa aveva ridotto significativamente la condanna di Mimmo Lucano, passata dai 13 anni e due mesi stabiliti in primo grado dal tribunale di Locri a un anno e sei mesi. L’accusa riguarda presunti illeciti legati alla gestione dei progetti di accoglienza per migranti nel piccolo borgo di Riace, un modello internazionale per l’integrazione.

Perché il Processo è Stato Rinviato?

Il rinvio è stato causato dall’astensione degli avvocati penalisti, un’iniziativa deliberata dall’Unione delle Camere Penali Italiane per protestare contro questioni strutturali del sistema giudiziario. L’adesione degli avvocati ha impedito lo svolgimento regolare delle udienze, posticipando molteplici procedimenti in corso, incluso quello di Lucano.

Mimmo Lucano stava spiegando ad un gruppo di attivisti l'importanza dell'accoglienza

Un Caso Simbolo: La Storia del Modello Riace

Mimmo Lucano è diventato noto a livello internazionale per il suo "Modello Riace", un sistema innovativo di accoglienza che ha trasformato un piccolo borgo calabrese in un esempio virtuoso di integrazione tra locali e migranti. Tuttavia, le accuse mosse nei suoi confronti hanno diviso l’opinione pubblica. Per i suoi sostenitori, Lucano rappresenta una figura simbolo di solidarietà; per i suoi detrattori, le irregolarità nella gestione dei fondi pubblici destinati all’accoglienza costituiscono una violazione grave della legge.

Il Cuore del Processo: Il Ricorso in Cassazione

Il ricorso della procura generale di Reggio Calabria punta a rivedere la sentenza della Corte d’Appello, che aveva ridimensionato drasticamente la condanna iniziale. Le accuse originarie includevano reati quali favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e altre presunte irregolarità amministrative legate alla gestione dei fondi pubblici.

In Cassazione, la discussione si concentrerà sulla legittimità della sentenza d’Appello e sulla possibilità di confermare o rivedere ulteriormente il verdetto. Il procedimento in corso rappresenta una delle fasi più delicate di un iter giudiziario che si protrae ormai da anni.

Prossimi Passi: Attesa fino a Febbraio 2025

Con il rinvio al 12 febbraio 2025, l’attenzione torna a focalizzarsi sulla Cassazione come ultimo grado di giudizio. La sentenza definitiva potrebbe mettere fine a una lunga vicenda che ha segnato profondamente non solo il futuro politico e personale di Mimmo Lucano, ma anche il dibattito pubblico italiano su temi come l’accoglienza, la solidarietà e la legalità.

Un Caso Giudiziario dal Forte Impatto Sociale

Il processo "Xenia" non è solo una questione giudiziaria, ma un simbolo delle sfide e delle contraddizioni dell’Italia contemporanea. Rappresenta il confronto tra l’innovazione sociale e i vincoli della legalità amministrativa, spingendo il Paese a interrogarsi sui limiti e le possibilità delle politiche di accoglienza.

Per ora, non resta che attendere il prossimo febbraio, nella speranza che la giustizia faccia il suo corso, rispondendo finalmente ai tanti interrogativi che il caso Riace ha lasciato aperti.

Mimmo Lucano a Riace 

Il 6 novembre è stata fissata l'udienza in Cassazione per il processo "Xenia", in cui è imputato il parlamentare europeo di Avs e sindaco di Riace, Mimmo Lucano.

I fatti

Davanti alla seconda sezione penale della Suprema Corte si discuterà il ricorso della Procura generale di Reggio Calabria contro la sentenza della Corte d'Appello, che lo scorso ottobre ha ridotto la condanna di Lucano da 13 anni e due mesi a un anno e sei mesi per presunti illeciti nella gestione dell'accoglienza dei migranti a Riace.

Nel processo di secondo grado, Lucano è stato assolto da tutti i reati per cui era stato condannato in primo grado, eccetto un episodio di presunto falso.

Gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Pisapia hanno presentato un ricorso in Cassazione per la condanna di 18 mesi di reclusione con pena sospesa inflitta in appello. Il ricorso si concentra sulle intercettazioni che la Corte d'Appello di Reggio Calabria ha giudicato inutilizzabili.

I dettagli

Tuttavia, il ricorso della Procura generale non riguarda i reati di associazione per delinquere, né i quattro episodi di peculato e due falsi, per i quali Lucano è stato già assolto in via definitiva. Si riferisce invece a episodi di truffa aggravata, abuso d'ufficio e un falso contestato all'europarlamentare.

La vicenda giudiziaria di Mimmo Lucano

Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace e attuale parlamentare europeo per Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), è al centro di una lunga vicenda giudiziaria legata alla gestione del modello di accoglienza dei migranti nella cittadina calabrese. Lucano è stato inizialmente condannato a 13 anni e due mesi in primo grado per una serie di presunti illeciti. Tra i reati contestati vi erano l'associazione per delinquere, il peculato, il falso e l'abuso d'ufficio, tutti legati alla gestione dei fondi destinati all'accoglienza dei rifugiati.

L'appello e la riduzione della condanna

Nell'ottobre 2022, la Corte d'Appello di Reggio Calabria ha ridotto significativamente la condanna inflitta a Lucano, portandola da 13 anni e due mesi a un anno e sei mesi di reclusione con pena sospesa. La Corte ha assolto Lucano da tutti i reati contestati in primo grado, tranne per un singolo episodio di presunto falso. Questo risultato ha segnato una svolta importante nel processo, liberando Lucano dalle accuse più gravi, tra cui l'associazione per delinquere e diversi episodi di peculato e abuso d'ufficio.

Il ricorso in Cassazione

Tuttavia, il 6 novembre 2024, la Corte di Cassazione è chiamata a esaminare due ricorsi distinti: quello della Procura generale di Reggio Calabria, che contesta la sentenza d'appello, e quello degli avvocati di Lucano, Andrea Daqua e Giuliano Pisapia, che chiedono la piena assoluzione del loro assistito. Il ricorso della Procura generale non riguarda i reati per cui Lucano è stato assolto in via definitiva, come l'associazione per delinquere e il peculato, ma si concentra su episodi di truffa aggravata, abuso d'ufficio e un altro presunto falso.

Le intercettazioni e la difesa

Un elemento centrale della difesa di Lucano è la questione delle intercettazioni, la Corte d'Appello di Reggio Calabria ha ritenuto inutilizzabili. Gli avvocati della difesa hanno presentato il loro ricorso in Cassazione proprio su questo punto, sostenendo che l'intera vicenda sia viziata da un uso improprio di tali prove. In ogni caso, la condanna d'appello prevede una pena sospesa di 18 mesi, ma il dibattito su questi aspetti legali sarà cruciale per l'udienza in Cassazione.