Una storia che ha dell’assurdo e che ci porta a riflettere su come vengono spesi i soldi pubblici. La vicenda riguarda un cittadino di Corigliano-Rossano, N.G., vittima di un’aggressione da parte di cani randagi nel lontano 22 giugno 2019. Un episodio spiacevole, certo, ma è il conto finale a far alzare più di un sopracciglio: 28.050 euro.

Aggressione canina: quando il danno è doppio

Partiamo dai fatti. Una brutta esperienza per il signor N.G., aggredito da un branco di cani randagi, in un luogo pubblico di competenza del Comune di Corigliano-Rossano. Un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi. E fin qui nulla da dire: la sicurezza dei cittadini è fondamentale e il problema del randagismo va affrontato con serietà.

Ma cosa succede dopo? Parte la classica battaglia legale per il risarcimento. N.G., supportato dal suo avvocato, trascina in giudizio l’ASP di Cosenza e il Comune di Corigliano-Rossano, ritenuti responsabili per mancata prevenzione e gestione del fenomeno randagismo.

Il verdetto: colpa condivisa e risarcimento salato

Il Tribunale di Castrovillari, dopo una lunga istruttoria, si esprime con la sentenza n. 1685-2024, condannando l’ASP e il Comune al pagamento della somma complessiva di 30.960,90 euro. Di questa cifra, pari a 28.050 euro, spetta all’ASP, in quanto ritenuta corresponsabile della mancata gestione dei cani randagi.

Ora, non vogliamo certo minimizzare il trauma subito dal cittadino, né tantomeno sminuire l’importanza di garantire la sicurezza pubblica. Ma una domanda sorge spontanea: davvero ci vogliono 28.050 euro per risarcire un’aggressione canina?

Quando i conti non tornano: quanto costa la prevenzione?

Facciamo due conti: 28.050 euro, quasi come un’auto di media cilindrata. Viene da chiedersi se quei fondi non potessero essere investiti diversamente, magari in un piano strutturale per il controllo del randagismo, con sterilizzazioni, rifugi adeguati e campagne di sensibilizzazione. Perché, diciamolo chiaramente, se ogni aggressione ci costa quasi 30.000 euro, alla lunga il conto diventa insostenibile.

Non solo: chi paga? La collettività. E la beffa è che questo denaro, invece di risolvere il problema alla radice, viene utilizzato per tamponare le conseguenze. Una pezza più costosa del problema stesso.

Un sistema che fa acqua (e soldi) da tutte le parti

Tra polizze, avvocati e risarcimenti, questa storia sembra una commedia dell’assurdo. Da un lato c’è un cittadino che ha subito un’aggressione e che ha tutto il diritto di essere risarcito. Dall’altro, c’è una macchina burocratica che sembra più interessata a spostare fondi da un capitolo all’altro piuttosto che risolvere il problema alla fonte.

Non possiamo non chiederci se sia normale che l’ASP e il Comune si ritrovino puntualmente a pagare cifre così consistenti per questioni che si sarebbero potute prevenire con una gestione più oculata del fenomeno randagismo.

La morale della favola? Investire in prevenzione

Forse siamo noi a vederla in modo strano, ma sembra che spendere 28.050 euro per risarcire un’aggressione canina sia solo la punta dell’iceberg. La vera sfida dovrebbe essere quella di evitare che i cani randagi aggrediscano i cittadini, non solo di pagare dopo che il danno è fatto.

E allora, cara ASP e caro Comune, perché non puntare su un serio programma di prevenzione? Così magari evitiamo di dover risarcire la prossima aggressione, risparmiamo soldi pubblici e, soprattutto, garantiamo maggiore sicurezza per tutti. Perché alla fine, belle o brutte che siano, le cifre parlano chiaro: prevenire costa meno che risarcire.