Il Csm archivia la pratica di trasferimento del procuratore Musolino
Consiglio ha stabilito che non vi è alcun rischio concreto di ricadute pregiudizievoli sull’esercizio delle funzioni giudiziarie da parte del magistrato

Il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) ha deciso di archiviare la pratica di trasferimento per incompatibilità ambientale nei confronti del procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Stefano Musolino. Secondo quanto riportato, il Csm ha stabilito che non vi è alcun rischio concreto di ricadute pregiudizievoli sull’esercizio delle funzioni giudiziarie da parte del magistrato. La delibera di archiviazione è stata approvata dal Plenum su proposta della prima commissione, con una maggioranza di 18 voti favorevoli, 5 contrari e 2 astenuti. La pratica era stata aperta su richiesta delle consigliere laiche appartenenti alla Lega e a Fratelli d’Italia, in seguito alla partecipazione di Musolino come relatore ad un evento dell’associazione No Ponte.
Motivazioni dell’archiviazione
Il Csm ha chiarito che, pur tenendo conto della partecipazione del procuratore Musolino all’evento dell’associazione No Ponte, non sussistono elementi tali da giustificare il trasferimento per incompatibilità ambientale. Secondo il Consiglio, infatti, non vi sono prove che la partecipazione all’evento abbia compromesso l’indipendenza o l’imparzialità del magistrato nelle sue funzioni giudiziarie.
Il ruolo di Stefano Musolino
Stefano Musolino, segretario nazionale di Magistratura democratica, è stato al centro delle polemiche per la sua presenza come relatore durante un incontro pubblico organizzato da No Ponte. Tuttavia, la decisione del Csm conferma l’assenza di profili di incompatibilità, garantendo così la continuità del suo incarico presso la Procura di Reggio Calabria. La decisione del Csm è stata accolta con favore dagli ambienti giudiziari e da alcuni rappresentanti dell’associazionismo, che hanno interpretato l’archiviazione come una tutela dell’autonomia e della libertà di espressione dei magistrati. Tuttavia, alcune componenti politiche che avevano sollecitato l’apertura della pratica hanno espresso disappunto, ritenendo inopportuna la partecipazione di un magistrato ad eventi di carattere politico. L’archiviazione della pratica segna un punto fermo nella vicenda, ribadendo l’autonomia della magistratura rispetto ad attività associative e alla partecipazione a dibattiti pubblici. Resta comunque aperto il dibattito sulla compatibilità tra ruoli giudiziari e presenza a manifestazioni di natura politica.