Castrovillari: il quartiere a luci rosse che tutti conoscevano e nessuno fermava – tra silenzi, indifferenza e un’inquietante normalizzazione
Castrovillari e il quartiere a luci rosse: il silenzio di tutti, il cambio di focus delle istituzioni e la normalizzazione della prostituzione

Il dopo Striscia la Notizia
Recentemente, il noto programma televisivo Striscia la Notizia ha acceso i riflettori sul quartiere La Rocca di Castrovillari, in provincia di Cosenza, mostrando come in pieno centro storico si sia consolidato un vero e proprio “quartiere a luci rosse”. La cosa più sorprendente? Tutti lo sapevano da tempo, eppure nessuno ha fatto nulla né per arginare il fenomeno né per aiutare chi vi è coinvolto. Dopo la pubblicazione di uno dei tanti articoli sulla vicenda, i commenti sui social e tra la gente del posto sono stati a dir poco sconcertanti. Molti hanno minimizzato il problema: "Che male fanno?", "Va avanti da una vita", "Non fanno nulla di male". Alcuni hanno persino spostato il focus su altre criticità della zona, come la sanità o la crisi economica, come se la questione della prostituzione fosse irrilevante o, peggio, accettabile.
Il tentativo delle istituzioni di cambiare il focus del discorso
A rendere il quadro ancora più preoccupante è stato l’atteggiamento di alcune istituzioni locali. Anziché prendere una posizione netta, hanno veicolato un messaggio ambiguo e per certi versi sconcertante: per alcuni amministratori, quelle persone sarebbero ormai un’“icona” per diverse generazioni. Un’affermazione che, più che risolvere il problema, lo cristallizza e lo normalizza. Il tentativo di spostare il focus su altre zone, come la statale 106 ionica, dove il fenomeno della prostituzione è spesso legato a forme di sfruttamento e violenza, è un'altra mossa che cerca di distogliere l’attenzione. È vero: lo sfruttamento è una piaga da combattere con ogni mezzo. Ma questo non significa che la prostituzione in sé debba essere accettata e addirittura giustificata.
Prostituirsi nel 2025: una riflessione necessaria
Il vero punto su cui dovremmo interrogarci è un altro: ha davvero senso, nel 2025, considerare la prostituzione un fenomeno da accettare? Molti commenti difendono la prostituzione con il solito argomento che “non è reato”, ma il problema non è la legalità in sé, bensì il valore che diamo alla dignità delle persone e alla società in cui viviamo. Accettare la prostituzione come qualcosa di normale significa accettare implicitamente che sia normale vendere il proprio corpo per necessità, per disperazione o per mancanza di alternative. A Castrovillari, un piccolo centro calabrese, questo fenomeno assume una connotazione ancora più inquietante. Stiamo parlando di una realtà dove non esiste un grande giro turistico o un’industria del sesso come in altre città europee. Qui la prostituzione è un segnale di degrado e rassegnazione, un sintomo di una comunità che ha smesso di credere nel riscatto sociale ed economico. E allora la domanda è: vogliamo davvero che questa sia la normalità? O vogliamo finalmente smettere di chiudere gli occhi, di minimizzare, di giustificare e iniziare a costruire una società dove nessuno debba essere costretto a prostituirsi per sopravvivere? A voi la riflessione.
Il servizio esclusivo su "Striscia la Notizia"
Come anticipato in un nostro precedente articolo, l'iconico e storico programma satirico di Canale 5 "Striscia la Notizia" ha mandato in onda l'atteso servizio esclusivo "piccante" a cura di Michele Macrì sulla prostituzione a Castrovillari, cittadina in provincia di Cosenza.
Prostituzione a Castrovillari
L'inchiesta a Castrovillari
L’inchiesta, realizzata su nostra segnalazione, ha approfondito una problematica che da anni interessa la cittadina del Pollino, con particolare attenzione alla situazione nel centro storico di Castrovillari, un’area spesso oggetto di controversie e polemiche. Macrì si è "intrufolato" nei vicoli della parte antica della città, chiedendo informazioni a un passante, che con il volto oscurato ha detto all'inviato con una certa sicurezza: "qui c'è un punto in cui ci si può divertire", frase che lascia spazio alla "fantasia" e conferma la presenza e la notorietà del "quartiere a luci rosse".

Il tentativo di dialogo con le istituzioni
Michele Macrì, dopo aver fatto una dovuta premessa su quanto andasse a raccontare, facendo amara ironia sull'intuizione imprenditoriale di una signora che "gestisce" le prostitute o presunte tali, si è recato prima in comune per parlare con il primo cittadino, ma senza ottenere risultati concreti. Successivamente si è rivolto alla polizia locale, incassando un secondo "nulla di fatto". Nonostante questi ostacoli, Macrì non ha mollato la presa ed è ritornato in comune, riuscendo a parlare con l'assessore alle politiche sociali, che ha dichiarato: "stiamo affrontando la questione in collaborazione con le forze dell'ordine". Macrì ha poi tentato di mettersi in contatto con l'Arma dei carabinieri, ma non ha ricevuto risposta, probabilmente a causa di altre emergenze.
Il ritorno nel "quartiere"
A questo punto, Michele Macrì si è “riavventurato” nel presunto quartiere del sesso castrovillarese e ha incontrato alcune signore, tra cui la fantomatica "protrettrice", che ha negato l'esistenza del fenomeno e ha mandato via l'inviato.
Un servizio che fa discutere
L’inchiesta di Striscia la Notizia ha nuovamente acceso il dibattito su un problema che non riguarda solo Castrovillari, ma molte altre realtà italiane. Il tono del servizio "piccante", senza filtri, potrebbe aver messo in difficoltà chi fino ad oggi ha ignorato o minimizzato il fenomeno.
Michele Macrì e il suo stile di inchiesta
Michele Macrì, noto inviato del programma, è già autore di numerose inchieste su tematiche scottanti. Con il suo stile diretto e pungente, Macrì ha cercato di far emergere dettagli e retroscena di una realtà controversa, caratterizzata da degrado urbano, disagio sociale e carenza di controlli adeguati.