Maysoon Majidi: "Sono una Rifugiata, Non un Immigrato"
L'attivista curdo-iraniana racconta la sua drammatica esperienza in carcere e la lotta per il rispetto dei diritti dei rifugiati, durante un incontro a Catanzaro.

Maysoon Majidi: La Storia di una Rifugiata
"Sono una rifugiata, non un'immigrata che viene per lavorare perché nel suo Paese soffre la fame. Sono venuta per trovare un posto sicuro." Con queste parole, Maysoon Majidi, attivista curdo-iraniana arrestata con l’accusa di essere una scafista e poi scarcerata, ha raccontato la sua esperienza. Rispondendo alle domande della stampa, Maysoon ha spiegato il motivo che l'ha spinta a lasciare il suo Paese: "Ho lasciato il mio Paese perché rischiavo la vita, per questo ho chiesto l'asilo politico". Le sue parole hanno risuonato in un incontro organizzato nella sala concerti del Comune di Catanzaro.
Maysoon Majidi
L'importanza del Rispetto per i Richiedenti Asilo
Nel corso dell'incontro, Maysoon ha sottolineato un punto cruciale: "Chi chiede asilo politico nel proprio Paese non ha vissuto facilmente, per questo quando arriva dovrebbe essere considerato con maggiore rispetto e non essere guardato male". La sua esperienza, segnata dalla sofferenza e dalla paura, evidenzia la necessità di un cambiamento di mentalità nei confronti dei rifugiati, che non dovrebbero essere visti come "stranieri" o "nemici", ma come persone che hanno cercato solo sicurezza e dignità.
La Tragedia dell'Esperienza Carceraria
Maysoon ha anche raccontato la dura esperienza vissuta in carcere. "La prima cosa che pensi quando arrivi in un Paese democratico è alla libertà", ha detto, riflettendo sulla sua detenzione. Durante il periodo in prigione, Maysoon ha fatto uno sciopero della fame perché non aveva ricevuto un'udienza e desiderava che qualcuno ascoltasse la sua storia. Inoltre, ha rivelato che non ha mai incontrato un interprete e che non ha potuto comunicare con la sua famiglia per mesi. "Ho fatto il viaggio con mio fratello e non ho potuto parlarci per due mesi. Pensavo che tutte le 77 persone che viaggiavano con me fossero state arrestate", ha aggiunto. La privazione della libertà e la solitudine l’hanno segnata profondamente, tanto che ha perso 16 chili durante la detenzione. "Oggi di me restano solo 36 chili e 600 grammi dopo dieci mesi", ha concluso con un dolore evidente.

Il Contributo della Calabria nella Lotta per i Diritti
Il tema della migrazione è stato al centro dell'incontro, dal titolo "In Calabria nessuno è straniero", a cui ha partecipato Maysoon. Il presidente del consiglio comunale di Catanzaro, Gianmichele Bosco, ha evidenziato che la Calabria si sta battendo per l'inclusione e contro le politiche di esclusione. "La Calabria fra qualche anno, secondo i dati emersi, rischia di sparire e noi pensiamo bene di bloccare questi 'pericolosi criminali' come Maysoon", ha dichiarato Bosco, criticando la criminalizzazione dei migranti e definendo "scafisti" quelli che, come Maysoon, sono accusati ingiustamente. "I veri trafficanti sono altrove", ha aggiunto Bosco, sottolineando l'importanza di combattere i veri colpevoli, non chi cerca solo rifugio.
La Lotta per i Diritti dei Migranti
All'incontro erano presenti anche diversi esperti e attivisti, tra cui l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Catanzaro, Nunzio Belcaro, il segretario generale della Filcam Cgil Calabria, Giuseppe Valentino, e l’avvocato di Maysoon, Giancarlo Liberati. Tutti hanno ribadito l’importanza di continuare a difendere i diritti dei rifugiati e di combattere contro ogni forma di discriminazione. Maysoon Majidi, con la sua testimonianza, ha ricordato quanto sia cruciale il rispetto per chi cerca un futuro migliore in un Paese che deve accogliere e non respingere.